Abbraccio d’amore

Tempo di lettura: 7 minuti

Ogni sera il mio amico silenzioso arrivava da me.

Non aspettava il tramonto perché la sua presenza fosse più romantica e non cercava il buio della sera per celarsi e nascondere quello che di lui si poteva vedere.

C’era un tacito patto. Lo aspettavo rilassata e tranquilla, seduta su un lato del divano di casa e lui come comparendo dal nulla occupava l’altro lato del divano.

Un tocco leggero e impercettibile e il cuscino al mio fianco, assumeva una forma diversa, l’aria si riempiva di una energia magnetica e le sue parole iniziavano a risuonarmi dentro e a prendere forma nel silenzio.

Il patto prevedeva, che ognuno dei due dedicasse all’altro un’ora, alla fine di ogni giornata e che in questa ora si potesse parlare di tutto e toccare ogni genere di argomento.

Scaduto il tempo, ognuno dei due tornava alla sua vita, rientrava nella sua realtà e non si cercava più fino al giorno seguente, per quell’appuntamento quotidiano, fatto di una condivisione della stessa realtà, breve ma completa.

Era così da molto tempo, da quando l’incontro di un momento era diventato una frequentazione costante, con la consapevolezza di aver ritrovato me stessa in quell’essere, che divideva ogni giorno un momento della sua vita con me.

La nostra conversazione iniziava sempre con la mia stessa affermazione: “Raccontami una storia”.

E lui rispondeva: “Dammi una parola e io inizierò da lì”.

Sceglievo sempre con cura le parole, perché nel suo narrare non trovava spiegazione la parola, ma si animava un racconto, che descriveva il viaggio di quella parola nella realtà.

Ogni parola prendeva vita e assumeva una forma, rifletteva colori ed emetteva suoni, che ne facevano un piccolo mondo e ascoltarlo era come vivere una esperienza sconosciuta, ma al tempo stesso familiare.

Cercavo qualcosa in quei mondi, nascosti dietro incastri perfetti di lettere, che sembravano essere messe lì a caso, ma non riuscivo a capire cosa fosse.

Ogni sera aprivo il dizionario e per ogni lettera cercavo una parola, quella che in quel momento mi attirava o mi faceva accendere una luce dentro.

Aspettavo che le parole, sfogliando a caso le pagine, mi chiamassero per una loro particolare affinità con me, per essere certa che fossero loro a volersi far scoprire da me e a volermi raccontare la loro storia.

Tutto normale, tutto così naturale da scorrere senza fretta e con serenità, fino alla sera in cui la nostra conversazione toccò un punto diverso.

Una parola era comparsa aprendo a caso il vocabolario e quasi si rispecchiava nei miei occhi, tanta era la curiosità e l’interesse non per il vocabolo in se, quanto piuttosto per la realtà che abbracciava.

Legame: sei semplici lettere, unite a formare un collegamento, quasi una catena che poteva interessare chiunque e per chiunque essere qualunque cosa.

Già ma che cosa?

Ecco, la mia curiosità scatenò l’inizio di una nuova conversazione e quello fu tutto ciò che cambiò la mia esperienza.

Avevo appena letto la parola, che al mio fianco la sua presenza si animò di una energia diversa e diverso fu tutto quello che ascoltai.

Del legame mi disse, si poteva dire molto, se ne potevano definire modi e tempi, forme e contorni, colori e sfumature, peso e misura, ma niente poteva essere paragonato nel parlarne, all’aspetto fondamentale per cui il legame esisteva, cioè l’amore.

Io non avevo mai pensato al legame in questi termini e quando glielo dissi lui rispose: “Ora ti racconterò una storia”.

“C’era una volta un cuore, legato con un filo sottile ad un punto lontano, da dove tutto arrivava e dove tutto tornava e ogni volta che il filo si tendeva, il cuore sobbalzava.

Non era una catena, perché il cuore era libero di muoversi ovunque e circolando incontrare altri cuori, però quando il filo si tendeva, il cuore provava come un brivido, una scossa leggera che lo lasciava per un momento come stordito, per poi tornare alla normalità.

Da dove arrivasse quel tremito, il cuore proprio non riusciva a spiegarselo, perché durava un istante e non era frequente, ma quel tanto che bastava a ricordargli la presenza del filo.

Passavano giorni, settimane, a volte mesi e quel brivido rimaneva allo stato latente, come in attesa, fino a che in un momento inaspettato il cuore avvertiva il richiamo, che attraverso il filo riusciva a raggiungerlo ovunque.

Il brivido, riportava nella vita del cuore un momento diverso e anche se inaspettato, c’era familiarità nel richiamo, tanto da non sentirsi spaventato ma quasi a casa, come ritornare in un posto sicuro.

Il cuore viveva una vita tranquilla, ma con il passare del tempo decise di ricercare la ragione di quel brivido, perché quando accadeva sentiva di essere vicino ad altro, che non apparteneva alla sua realtà.

Così iniziò ad indagare e analizzò ogni situazione che viveva alla luce di quel brivido, che lo faceva sentire diverso e si accorse, che ovunque e in ogni momento mancava sempre qualcosa, ma non sapeva dire cosa fosse.

Allora analizzò il brivido e vide che possedeva qualcosa di diverso, che non aveva notato prima.

Arrivava all’improvviso, in un momento del giorno in cui il ritmo della vita sembrava rallentare, aveva forma avvolgente, dai contorni definiti, un colore completo, che racchiudeva in se tutte le sfumature di colori, il peso leggero dei ricordi e la misura nel tempo dei ricordi stessi.

Oltre tutto questo però, riportava sul filo un sentimento più profondo, che assomigliava al bene, si poteva identificare con l’amore, ma in realtà ne dichiarava il senso profondo, l’appartenenza.

Appartenere si ma a chi?

Il cuore si chiedeva proprio questo e si ricordava che, in molte occasioni si era sentito solo, stranamente, anche vivendo una vita piena accanto ad altri cuori.

Allora decise di scoprire il motivo di quel brivido e per farlo, pensò di aspettare il suo ritorno.

All’arrivo del brivido, ovunque si trovasse, avrebbe afferrato il filo e ripercorso al contrario la strada che lo riportava all’altro capo, così avrebbe scoperto chi c’era ad aspettarlo.

Continuò la sua vita normalmente, visse ancora momenti sereni e momenti tristi, incontrò altri cuori, percorse altre strade e trovò che esistevano esperienze di ogni genere ,che aspettavano di essere vissute, fino al giorno in cui il brivido ricomparve nella sua realtà.

C’era ormai poco tempo e bisognava afferrare in fretta il filo, prima che tutto si chiudesse per sempre e con una mossa abile, il cuore trattenne il filo, lo sentì tirare e tendersi, lo ripercorse velocemente, e all’improvviso si ritrovò a casa.

Ecco dove, ecco come, ecco cosa, ecco perché, ecco chi.

Tutto si spiegò in un momento e la mancanza, la solitudine, il senso di vuoto provato nel corso della vita, trovarono una risposta.

Il legame era altrove, era nel passaggio finale del viaggio, nell’appartenenza ad un amore più grande e il cuore sentì di essere tornato a casa, senza schemi, ruoli, disegni, progetti, solo con l’amore, unico compagno di un viaggio fatto di esperienze unite dal filo del legame”.

Alla fine del racconto era come aver compiuto il viaggio del cuore, ripercorso il filo e aver trovato il punto di partenza, cioè il legame d’amore.

Ma era anche aver compreso che quel legame, non era di un solo cuore ma di tutti e che ogni cuore, ripercorrendo il filo alla fine, avrebbe trovato il legame e si sarebbe sentito a casa.

Provai un senso di sollievo, perché compresi che tutto quello che in ogni momento della vita, mi era apparso come il vuoto che riempiva il mio cuore, alla fine si sarebbe colmato e ripercorrendo il filo, anche io mi sarei sentita a casa e sarei tornata in un abbraccio d’amore.

Il compagno di tanti racconti, prese congedo da me con la sua ultima storia, ma prima di andare mi consegnò un ultimo regalo, la visione di qualcosa che per me era rimasta celata, fino ad allora: la sua presenza.

Apparve lentamente al mio fianco, come una luce che riempie uno spazio buio e i suoi contorni, si materializzarono, definendo un’immagine piacevole, con il volto sorridente e una luce calda e rassicurante nello sguardo.

Ritrovai l’uomo di un tempo, l’amico che avevo amato e perso e compresi di non essere mai stata sola.

Mi prese la mano, la tenne tra le sue e mi sussurrò: Arrivederci.

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