Aria di Natale

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Per sempre non è abbastanza.
Ma dopotutto cosa lo è?
Forse un per sempre che va oltre.
E nell’aria di Natale tutto può essere per sempre.
L’aria di Natale è come un mantello scintillante, che avvolge ogni cosa e lascia traspirare soltanto quel soffio, che si condensa davanti allo bocche spalancate dei bambini per lo stupore.
E’ la sensazione pungente sulla pelle che fa realizzare l’arrivo dell’inverno, quello vero, quello dove ogni momento è caldo, comodo, ovattato.
E’ la realizzazione che bianco e nero possono essere nella stessa frase, il bianco della neve, il nero del cielo di notte.
E’ la consapevolezza che la parola desiderio, troverà la possibilità di essere detta e ascoltata da qualcuno.
E’ la certezza che niente è per sempre, ma è anche la speranza che al ritorno di una nuova aria di Natale, tutto il suo per sempre sarà di nuovo qui.
L’aria di Natale è l’aria delle storie e nelle storie c’è sempre un per sempre…..
Shakespeare diceva che noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nello spazio e nel tempo d’un sogno, è raccolta la nostra breve vita.
Come per magia, questa frase era comparsa da un vecchio biglietto di auguri e mentre l’uomo la rileggeva, rigirandosi il biglietto tra le dita, si domandava diverse cose.
Qualcosa in questa affermazione in realtà non lo trovava d’accordo, perché per lui i sogni non erano materia ma incontri, lo spazio di un sogno era un posto, mentre il tempo era un momento di un altra realtà.
E della vita tutto si poteva dire tranne che fosse breve, convinto com’era che almeno per lui c’era stata una proroga.
Il biglietto riportava alla memoria un sogno e di quel sogno avrebbe sempre portato con se la speranza, perché tutto quello che custodiva dentro di se, era la speranza di trovare il finale.
“Tutto scivolava dalle mani, tutto perdeva consistenza e come in un incantesimo, tutto divenne all’improvviso impalpabile come l’aria del Natale.
Aveva perso l’orientamento e si aggirava un po’ smarrito, attraverso una serie di piccole stradine silenziose e solitarie, cercando l’uscita da quel dedalo per raggiungere il grande argine.
Il sole stava tramontando e mentre percorreva l’ennesimo vicolo, spuntando fuori da dietro una casa, di colpo lo vide.
Il gigantesco argine si ergeva davanti a lui, ricoperto di erba e sormontato da una stradina, dove si poteva camminare o andare in bicicletta.
Si accedeva alla sua sommità, attraverso una serie di scale che si ripetevano lungo il perimetro, ad un intervallo di distanza più o meno corrispondente, alle stradine principali del paese.
Era uno spettacolo, ma quello che nascondeva alla vista lo era molto di più.
Si incamminò verso una delle scale e iniziò la salita degli scalini, senza fretta, assaporando quasi il momento in cui, arrivato in cima, lo sguardo si sarebbe aperto ad una vista più ampia.
Verso gli ultimi scalini, mentre osservava il cielo e il sole che iniziava la sua discesa, l’aria del mare lo raggiunse, il vento fresco e quell’odore familiare di salsedine lo accompagnò e superato l’ultimo scalino, restò immobile ad osservare la sua visione.
Il mare del nord si apriva davanti a lui, fino ad una linea d’orizzonte perfetta, come disegnata da una mano ferma e precisa.
Nessuna nave che di solito passava su quelle rotte, ad offuscare il panorama, qualche nuvola bassa qua e là, i gabbiani con il loro lento movimento, sospesi nel vento della sera che si stava avvicinando e in quel momento accadde.
Lo vide di nuovo, nello stesso posto di sempre, affacciato alla balaustra che circondava la balconata alla sommità del faro, ai piedi dell’argine in riva al mare.
Un faro di mattoni rossi, con una grande striscia bianca e una luce che forniva un incoraggiamento alla partenza e un conforto per il ritorno.
La figura si stagliava contro il cielo e la scena si svolgeva sempre nello stesso modo.
L’uomo percorreva la distanza che lo separava dal faro, riempiendosi gli occhi con tutto quello che lo circondava, come a volersi imprimere ogni volta ogni minimo particolare.
Tutto poteva scomparire e lo avrebbe fatto, come sempre alla fine, lasciandolo con quell’alone di mistero, curiosità, fascino e desiderio di sapere altro e andare oltre, per poter superare tutto quello che gli era accaduto.
Arrivato al faro entrava e saliva le scale, fino al camminamento circolare, affacciato su quel mare che tante volte aveva visto in quel sogno.
Si avvicinava alla figura, che sembrava aspettarlo e quando stava per vederne il volto e parlare con lui, tutto svaniva lentamente. L’unica cosa che riusciva a ricordare di quel sogno era questo, insieme ad un particolare che lo lasciava ancora più sconvolto.
Quando l’uomo si avvicinava alla figura, questa si girava verso di lui e pur essendo a poca distanza l’uno dall’altro, non riusciva a vederne la faccia, ma vedeva chiaramente sulla sua giacca, un contorno luminoso nello spazio del cuore.
Il contorno luminoso, era l’unica cosa che vedeva chiaramente e l’ultima cosa che ricordava al risveglio”.
Andava avanti da tempo ormai e nonostante tutti i suoi sforzi, non era mai riuscito a completare l’incontro nel sogno, per conoscere la vera identità della figura.
Poi aveva ritrovato il biglietto di auguri e si era ricordato che, alla fine della frase c’era un P.S. che recitava:” Al momento giusto tutto si chiarirà. Buona guarigione”.
Fino ad allora niente si era chiarito in lui, ne l’arrivo di quel misterioso biglietto, ne l’identità di chi gli aveva regalato nuovi giorni.
Non aveva preso in considerazione l’idea di andare più a fondo di tutta la storia, perché ricominciare a vivere era stato impegnativo e complesso.
Forse questo era il momento giusto, si disse, il Natale era vicino e voleva comprendere, riuscire ad andare oltre e fare in modo che il suo desiderio potesse diventare realtà.
Spinto da una nuova forza, fece delle ricerche e scoprì che il posto visto in sogno, esisteva davvero.
Senza esitazione decise di recarsi lì, per comprendere se quel sogno ripetuto fosse un richiamo.
Sentiva che provare a rivivere il sogno nella realtà, poteva portarlo alla verità e così arrivato nel piccolo paese a ridosso del mare, ripercorse il suo sogno dall’inizio.
Attraversò di nuovo il dedalo di vie che portavano all’argine, nella stessa ora del giorno, salì le scale e rimase a contemplare tutto quello che i suoi occhi riuscivano a trattenere nello sguardo.
Si incamminò nell’aria della sera verso il faro, attratto da qualcuno che intravedeva nello stesso posto del sogno.
Arrivato sulla cima del faro si avvicinò alla figura familiare, che tante volte aveva visto nel suo sogno, che questa volta non scomparve e si girò verso di lui.
Si guardarono per un lungo momento e l’uomo comprese di avere davanti a se chi gli aveva offerto un nuovo futuro.
Poco dopo il periodo della sua malattia infatti, superato il momento peggiore, aveva cercato di conoscere l’identità del donatore che gli aveva salvato la vita.
Avrebbe voluto conoscere almeno la storia e la vita di chi, con il suo gesto, gli aveva offerto una seconda occasione.
Purtroppo non era riuscito a sapere molto, perché il donatore aveva richiesto l’anonimato e risultava essere un uomo solo, che non aveva famiglia o altri legami di parentela.
Aveva lasciato solo un consenso e alla sua morte, questo consenso alla donazione, era stato la salvezza dell’uomo che aspettava da tempo un trapianto.
In quel momento tutto si chiarì, ma quello che accadde in seguito, fu il per sempre dell’aria del Natale.
Il Natale era lì, nello sguardo della figura che lo guardava soddisfatto, felice di vedere che il suo cuore aveva fatto un buon lavoro anche altrove, nel petto di un altro essere umano.
Il contorno luminoso sulla giacca della figura, all’altezza del cuore, stava piano piano scomparendo, mentre ogni cosa si chiariva all’uomo, che sentiva di essere rientrato nel sogno per l’ultima volta.
Non c’era bisogno di parole, perché entrambi sapevano di essere l’uno sul percorso dell’altro, per questo momento e per sempre.
Così dal cuore, che era il loro punto di contatto, si separarono dopo essersi riuniti.
Nell’aria del Natale, tempo, spazio, sogno, realtà, sono il per sempre che supera ogni barriera, alimenta ogni percorso, trasformando ogni occasione in una possibilità e ogni desiderio in certezza.

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