Caro diario

Tempo di lettura: 6 minuti

Com’è che si inizia?

Ah si con la data.

E poi?

Poi a volte si scrive il posto e l’ora.

Solitamente nel diario si raccontano le giornate, si descrive tutto quello che accade e si è sempre molto attenti ai particolari.

Si parla di un determinato momento o avvenimento, si racconta di luoghi, persone, situazioni e si cerca di essere, per quello che si può, più precisi e attenti.

Perché?

Perché nel raccontare c’è la capacità di raccogliere in un momento, in poche righe, tutto quello che si è vissuto o si vive e descrivendolo si rivive.

Ecco si, ma quando il raccontare non è di un avvenimento o di un luogo, ma di un sentimento, com’è che si può dare corpo alle parole che descriveranno tutto quello che vive dentro?

Più o meno così……

12/07/2021 Roma ore 11:00

“Caro diario,

oggi c’è qualcosa che voglio raccontarti.

Tanti anni fa è iniziata una avventura, che in qualche modo mi ha portata fino a qui e oggi, ho realizzato che quella avventura ha un senso.

Quando tutto è iniziato, ero alla ricerca di risposte e le cercavo nel modo classico, cioè facendo domande.

Le mie domande erano una serie di perché e di ricerca di informazioni su dove, come e quando.

Cercavo le risposte, inizialmente nei libri, divorando tutto quello che trovavo che potesse avere un senso logico, perché cercavo una spiegazione logica ad un momento particolare della vita.

Avevo perso da poco la persona più importante della mia vita, mia nonna, e cercavo di capire dove fosse e come stesse.

Volevo la certezza che ci fosse ancora e non mi rassegnavo al nulla, all’assenza, alla mancanza di un dialogo, che si era interrotto improvvisamente dopo 26 anni.

Le risposte della fede non mi bastavano, i ragionamenti dei soliti superficiali non esistevano per me, perché non riuscivo a considerare ne il “bisogna farsene una ragione”, ne il “morire è come spegnere un televisore”.

C’era ben altro dietro lo sentivo e non volevo accontentarmi.

Così dopo diversi tentativi di dare un senso a tutto quello che stava succedendo, incontrai una persona che mi propose di provare un metodo già utilizzato, per tornare ad avere una forma di dialogo con chi non era più presente fisicamente.

Non fu facile e non fu indolore, ma fu l’incontro con una realtà diversa e più vasta, complessa da comprendere ma semplice da vivere.

La scrittura automatica, questo era il metodo che mi venne proposto, mi aprì alla scoperta principalmente di me stessa e delle capacità dell’essere che vive dentro di me.

Ma soprattutto mi portò a percorrere percorsi sconosciuti, ma reali e concreti, nella mia personale esperienza.

Quello che accadde agli inizi di questa avventura, fu un turbine di emozioni e sensazioni che riuscivano a farmi sentire entusiasta e felice perché appagavano la mia curiosità, ma soprattutto mi facevano sentire serena.

C’ero io, c’era un foglio, c’era una penna e c’era una realtà che mi circondava, che mi abbracciava e che mi faceva sentire amata e compresa, supportata e inclusa in una visione diversa, rispetto a quello che fino ad allora era per me l’aldilà.

L’aldilà iniziò piano piano a diventare l’aldiquà, perché era con me sempre e non sentivo mai la sensazione di paura o di timore, ma solo e soltanto serenità e amore.

Messaggi bellissimi, momenti particolari e una serie di esperienze, che hanno cambiato il mio percorso e quello di chi vive al mio fianco e conosce la persona che sono e l’essere che vive dentro di me.

E poi la capacità di ascolto che si fa via via più precisa, attenta, decisa, che esprime attraverso me forme diverse di amore e di conoscenza.

In diversi mi hanno chiesto se per caso tutto questo non è frutto della mente, quindi creato da me come le mie storie, inventato o messo insieme ad arte per darmi risposte che diversamente non riuscirei ad ottenere.

E in diversi mi hanno chiesto come si fa, perché io, come mai proprio a me.

Io ho sempre risposto che tutto quello che è successo, è frutto di una ricerca scaturita dalla curiosità ma innescata dal grande amore che provavo, per il cuore della donna che era la mia seconda mamma e che improvvisamente mi aveva lasciato.

E non solo.

Tutto quello che ho sperimentato nel corso degli anni e tutti i messaggi ricevuti, sono il frutto di una mente aperta.

Aperta alla visione di tutto quello che esiste oltre quello che si può vedere con gli occhi, aperta a tutto quello che nasce dal cuore, verso tutti quelli che non sono fisicamente qui.

E’ strano ma è reale e per me che ci vivo immersa, è complesso ma è una parte fondamentale di me e della mia vita.

Il perché non ho avuto la curiosità di chiederlo, mi sono soltanto trovata a vivere questa esperienza e sono andata avanti.

E infine diversi mi hanno chiesto se è tutto vero o no e soprattutto, hanno cercato verifiche e riscontri a domande o situazioni che li riguardavano, per essere certi che tutto questo fosse reale e corrispondesse al vero.

Io ho sempre detto che tutto quello che sentivo e sento, viene dal cuore e da una parte di me in contatto con altro, che lo si voglia credere o meno e che per i riscontri è comunque e sempre necessario il tempo, perché niente è immediato ne in questa ne nell’altra realtà.

Alcune persone, si sono ritrovate nei messaggi e hanno trovato le risposte alle loro richieste, e le parole ricevute sono state un piccolo momento di serenità.

Altre, hanno cercato ancora con i loro metodi, risposte a domande che avevano bisogno di tempo e di crescita personale.

Altre ancora, hanno preferito credere che tutto fosse impossibile e inutile, e hanno proseguito sul loro percorso.

Per tutti io ho sempre detto sono qui, in qualunque momento e per qualunque bisogno.

Da questa esperienza ho compreso una cosa fondamentale però, cioè che ognuno ha il suo percorso e che se due o più percorsi si incontrano, non è detto che debbano per forza fare tutta la strada insieme.

Si può essere vicini in una esperienza e su un percorso, senza per questo esserlo per sempre, basta essersi incontrati.

E ancora, che ognuno viene in questa realtà con un compito da svolgere.

La parte complessa è ricordare questo compito e una volta ricordato, abbracciarlo e viverlo.

Ho affrontato e affronto ancora oggi tante difficoltà, mentre vivo tutto questo, ma per nessuna ragione al mondo cambierei il mio percorso e i miei compagni di viaggio.

Ecco caro diario, credo che in questa esperienza questa sia la mia migliore avventura, quella più appagante e più formativa.

Chissà se alla fine del percorso, anche io andrò a fare parte di quella realtà che oggi “ascolto” e nella quale mi sento immersa, e chissà che un giorno qualcuno non mi ascolti proprio da lì”.

Alla prossima storia e buona strada a tutti.

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