Il riflesso attraverso la goccia ampliava la visione, e la realtà sembrava avere una forma e una dimensione diversa, come vista da una nuova prospettiva.
Se una goccia è una goccia, che visione ci può mai essere in un riflesso?
Semplicemente tutto quello che attraverso di lei si riesce a sentire.
La goccia scendeva lentamente, come se il suo movimento fosse controllato da un timer, che scandiva ad ogni frequenza temporale, quale distanza dovesse coprire e sembrava essere sospinta soltanto da se stessa.
Aveva un curioso modo di ondeggiare scendendo, che assomigliava ad un dondolio e che lasciava quasi rapiti, se ci si fermava ad osservarla.
Aveva compiuto un piccolo salto iniziale, da una piccola foglia su una foglia più grande e nel suo cammino, aveva ancora una strada costellata di incontri.
Incontri di che tipo?
Altre gocce ovviamente, perché ce ne erano tante lì intorno e tutte seguivano più o meno lo stesso percorso.
Scendevano dall’alto, cadevano su una foglia, poi da lì un salto su un altra foglia e di foglia in foglia finivano al suolo, bagnando la terra alla base della pianta.
Ma prima, nel percorso, dissetavano le foglie con cui entravano in contatto e si sentivano così tanti sospiri in giro, che a volerli ascoltare tutti, sembrava di assistere ad un concerto.
Tutte avevano lo stesso destino, e tutte erano in qualche modo orgogliose del loro compito, tutte tranne una.
Dall’alto, si teneva saldamente ancorata alla superficie della foglia con la quale aderiva perfettamente, senza dimostrare la minima intenzione di seguire il percorso che la aspettava.
La foglia era grata alla goccia, perché rimanendo sulla sua superficie per più tempo aveva più possibilità di dissetarsi, perciò non mostrava fastidio per la permanenza prolungata.
Si domandava però, come mai quella goccia non desiderava, al pari delle altre, compiere il tragitto che la separava dalla terra.
E fu mentre cercava di capire, che iniziò ad ascoltare una voce provenire direttamente dalla goccia.
“Ti porto con me, mentre mi muovo lenta e sinuosa in questo spazio che è tutta la mia realtà, e tutto quello che vorrei ancora è potermi di nuovo e ancora specchiare in te.
Volevo compiere il salto, dovevo compiere il salto, e tu saresti stato per sempre il mio riflesso e io il tuo.
Ma qualcosa mi ha trattenuta, ed ora sono qui senza riflesso mentre la realtà mi attraversa, e non so precisamente di esserci perché la distanza tra me e il mio riflesso è molta.
Ma la vita mi offre una seconda occasione e io so che devo guardare dall’alto, oltre tutto quello che esiste, e vedere soltanto tutto quello che sarò, oltre questo spazio e questo momento.
Ho bisogno di un momento, uno solo, un respiro e poi mi lascerò andare e nella caduta, nel volo, nel vuoto, mentre mi confondo con tutto ciò che non sono, ma che sarò, ti ritroverò e saprò di esserci.
Sono pronta.
Affronto il vento, l’altezza, il vuoto, il nuovo, l’ignoto e mi ricordo di essere io stessa il principio di ogni momento, il senso di tutto quello che sento”.
La foglia ondeggiò sospinta da un soffio, la goccia si mosse e scivolando dolcemente, raggiunse la terra abbracciando la sua missione, il suo compito.
Ritrovò una traccia del suo riflesso, in una piccola pozza dove si tuffò, dissetando un piccolo germoglio.
Da altezze infinite o da profondità sconosciute, alla fine è sempre possibile ritrovarsi, confidando nella chiarezza delle intenzioni e nella capacità di adattamento al percorso e alla realtà.


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