Insoliti scenari

Tempo di lettura: 6 minuti

Ho bisogno di un abbraccio.

Ieri pensavo che abbracciarsi è scambiarsi un po’ di anima e mi domandavo dove fosse la persona in grado di scambiarsi un po’ di anima con me.

Abbracciarsi in fondo è semplice mi dicevo, eppure non sono mai riuscito a sentirmi così coinvolto da riuscire ad abbracciare.

Rifiuto del contatto o paura di essere troppo vicino ad altro? Una domanda a cui non ho mai saputo rispondere.

Perso nei miei pensieri, con l’idea nella testa e il bisogno nel corpo, rispondo distrattamente ad un messaggio sul cellulare. È un invito ad una uscita con gli amici per questa sera e d’impulso dico di si. Piuttosto che rimanere qui a pensare agli abbracci meglio uscire mi dico.

Più tardi, arrivo al luogo dell’incontro con un po’ di anticipo e trovo soltanto un ragazzo, che è già lì in attesa degli altri. È nuovo della comitiva e non lo conosco abbastanza, ma forse mi dico posso iniziare a conoscerlo ora mentre aspettiamo.

Vado verso di lui pronto a stringergli la mano, chiedergli come sta e se è da tanto che aspetta quando mi sorprende. Mi stringe la mano che gli offro e mi abbraccia, come si usa fare fra maschi, con quell’abbraccio dove ci si tocca con la spalla.

Non un vero abbraccio ma qualcosa di accennato, che avvicina il contatto e rende minima la distanza. Rimango sorpreso ma faccio finta di niente e mentre lui inizia a parlare, io osservo la scena da fuori e annuisco alle sue parole continuando a pensare all’abbraccio.

C’è un particolare che non capisco e che cerco di mettere a fuoco, per comprendere quale sia l’atteggiamento migliore da tenere. Nell’abbraccio di prima tutto mi è sembrato naturale, non ho provato nessuna paura e nessun bisogno di allontanarmi da una situazione imbarazzante.

Sembrava un gesto naturale, qualcosa che ero abituato a fare e naturale era anche la sensazione durante l’abbraccio. Sto ancora riflettendo su tutto questo, quando arrivano gli altri e mentre ci salutiamo e decidiamo dove andare, noto che il ragazzo nuovo non ha ripetuto lo stesso gesto con gli altri e non ha abbracciato nessuno.

Mi chiedo perché e lo osservo per vedere come si muove nel gruppo e come risponde. Mi accorgo che i suoi gesti sono sicuri, con una naturalezza spontanea e che sembra sapere come comportarsi.

Guardandolo ho l’idea che lui sia fluido, in grado di cambiare sul momento, a seconda della situazione in cui si trova e mi domando come sia possibile. Passiamo una serata piacevole e mi rendo conto, osservando il ragazzo, che non si sforza per intrattenersi con tutti gli altri.

E’ strano perché non ho mai conosciuto nessuno così. Alla fine della serata mentre ci salutiamo, lui ripete il gesto di quando ci siamo incontrati e a me sembra già che assuma un senso di normalità.

Accade ancora, che in altri incontri lui sia presente e che il suo segno di saluto nei miei confronti sia sempre un abbraccio, che più passa il tempo e più diventa coinvolgente.

Mi sento quasi rassicurato da quel gesto e nel tempo che trascorre, qualcosa dentro di me è cambiat,o come se si sciogliesse un nodo e tutte le mie resistenze si annullassero.

Capita che quando ci incontriamo. sento salire la tensione per la giornata, per il lavoro, per i pensieri o per altro e mi rendo conto, che dopo l’abbraccio lo scenario cambia.

Sono più rilassato, ben disposto, quasi indirizzato alla condivisione del mio dentro con tutti quelli che sono con me. Questa situazione prosegue nel tempo e io non ricordo quasi più, che fino alla sera dell’incontro con il ragazzo non avevo mai dato un abbraccio.

Ogni volta che ci incontriamo, realizzo che c’è una parte di me che cambia e che quasi si illumina, mentre io riesco a vedere quello che prima era nascosto anche a me stesso.

Gli abbracci di volta in volta, mi trasmettono una energia che mi da forza e una visione della realtà, che sembra più chiara più nitida, come se io vedessi meglio e più in profondità.

Ci sono parti di me che non ricordavo di aver mai esplorato e parti che non avevo mai portato alla luce, perché qualcosa nel profondo mi aveva sempre fermato. Mi sento diverso e il riflesso di quello che provo, si proietta fuori di me, permettendo anche agli altri di vedere il vero me.

Poi un giorno nel gruppo, noto l’assenza del ragazzo e domando cosa sia successo e come mai non si vede da un po’. Tutti gli amici che interpello, mi guardano con un aria strana e fanno riferimento a qualcuno che loro non hanno mai visto, perché continuano a chiedermi di quale ragazzo io stia parlando.

Io li guardo e mi domando se sia uno scherzo. Dai loro sguardi mi rendo conto, che nessuno di loro sta giocando e a quel punto realizzo qualcosa che fino a questo momento non avevo visto. Il ragazzo ogni volta che ci vedevamo parlava con tutti, ma nessuno degli altri era mai intento a conversare con lui.

All’inizio credevo fosse perché essendo nuovo del gruppo, ancora non si era fatto conoscere bene. In questo momento però comprendo che nessuno si rivolgeva a lui, soltanto perché non lo vedeva e non poteva quindi avere la percezione della sua presenza.

Ancora frastornato, rivedo tutto il periodo che ho vissuto, gli incontri con questa presenza, le sensazioni che ho provato, i discorsi che abbiamo fatto e tutte le scoperte che ho fatto su me stesso e sulla mia vita. Mi scopro più forte, più attento, più determinato e più disposto ad empatizzare con tutti gli altri.

Sento di essere in grado di supportare altri, in momenti che anche io ho vissuto e di confrontarmi con altre storie personali, perché un po’ mi appartengono, così come la mia storia appartiene a tutti gli altri.

Il mondo degli abbracci mi ha aperto la porta su una realtà, che abbracciando me stesso abbraccia anche altro e altri. Ogni volta che ricordo il ragazzo, ricordo chi sono e qual è il mio posto.

Guardo me da una nuova prospettiva e quello che vedo mi piace.

Insoliti scenari per una nuova realtà.

0

32 visualizzazioni


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *