Un tappeto di parole.
Elorap id oteppat nu.
Suona strano ma è così che le lettere si srotolano e si compongono o scompongono, a seconda del verso in cui vengono scritte o lette.
E allora? Allora ecco che le lettere si formano, si sdraiano, si riflettono, si uniscono, si separano, si allontanano e all’improvviso le parole prendono forma e possono diventare di tutto, anche quello che nessuno si aspetta.
Un tappeto lì disteso pronto per l’uso, qualunque esso sia, con un origine e una fine.
Si parte da ovunque e si arriva dove si vuole e nel mezzo ecco il concetto, ecco l’espressione di quello che siamo. E cosa siamo?
Non parole ma quello che le parole esprimono, siamo concetti fumosi o piccole perle di saggezza, siamo sorrisi o lacrime, siamo stupore o sconcerto, siamo la scoperta di quello che proviamo mentre formuliamo le parole.
E sul tappeto di parole a volte ci si ferma a sognare e si vede il futuro, o ci si ferma a ricordare e si vede il passato, ma più spesso ci si ferma a leggere e si cerca il presente.
E sul tappeto di parole è bello avere compagnia quando si fa la stessa strada, perchè le parole che accomunano fanno sentire leggeri e fanno provare euforia.
Poi ci si trova a volte da soli sul tappeto, a cercare le parole adatte per dire mi dispiace, per dire ci sono, per dire rimani o per dire semplicemente parliamo, allora le parole assumono il loro aspetto migliore, indossano l’abito più prezioso e iniziano il loro lavoro.
E’ la parte migliore del loro lavoro, partire dal cuore e al cuore arrivare, al cuore di qualcun altro e lì fermarsi, aspettare e nel quadro generale disegnare un particolare.
Ogni volta un particolare, ogni volta un sentimento, ogni volta una sensazione e il tappeto assume colori, sfumature, disegni, ricami, tutto quello che serve per definire il momento.
Sul tappeto di parole ognuno trova la sua posizione e allora si sta in piedi, aspettando qualcuno quando si è da soli e le parole si sforzano di essere un biglietto da visita.
Oppure si sta seduti a proprio agio, ritrovando parole comuni che avvicinano, quando qualcuno è già con noi.
A volte però ci si sdraia e semplicemente si lascia che il silenzio prenda il posto delle parole perché ci si ritrova.
Quando succede le parole esauriscono il loro lavoro e il tappeto può essere riposto.
E alla fine tutto ritrova il suo senso e anche l’assenza di parole, disegna un tappeto invisibile ma reale e il silenzio non suona poi così strano e non ha bisogno né di essere scritto né di essere letto.
Semplicemente è.


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